Fuori dai mondiali
L’Italia è fuori dai mondiali. Ma un attimo prima che iniziasse il processo a Lippi, Berlusconi lo ha nominato Ministro all’Innovazione dell’Attuazione, un ministero talmente insensato che Brancher si è sentito offeso.
Fini si lamenta: “Non era per questo che avevamo fatto il legittimo impedimento”. Berlusconi: “Sono d’accordo, non era per Lippi.”
Né per Brancher: ma se c‘è un fucile in scena, prima o poi qualcuno spara.
La delusione della nazionale di Lippi è la metafora dell’Italia. Alberoni lo aveva previsto: i personaggi più rivoluzionari sono quelli che sbagliano e falliscono per troppa sicurezza e arroganza, aveva scritto solo lunedì scorso. Sorpresa nel mondo editoriale: Alberoni che azzarda una larvata critica a Berlusconi? Ora finalmente è tutto più chiaro.
(Update: Anche Giannelli sul Corriere ha usato la stessa idea d’inizio pezzo, con Lippi che dice che ora vuole fare il ministro: rifiuta i processi. Non era difficile. Il collegamento è riuscito persino a Bersani, che dice che fra l’uscita dell’Italia dai mondiali e la nomina di un ministro per sfuggire ai processi la vera vergogna è la seconda. E aggiunge che bisogna cambiare l’allenatore che conta in Italia. Ma lì non vale: Bersani è una pippa, a calcio).
Luttazzi Presidente del Consiglio
Pare che i tecnici del nuovo Presidente del Consiglio Daniele Luttazzi abbiano scoperto che su youtube ci sono le traduzioni di 10 milioni di comici americani, tutte non autorizzate. Il governo ha annunciato che presenterà subito una legge contro le traduzioni.
No, scherzo. Per fortuna c‘è gente seria al governo.
La solita storia
Che noia. Che barba. Che noia. Fini litiga, si mette a fare i gruppi parlamentari suoi. Poi con un colpo di mano, Fini, D’Alema, Casini e Rutelli fanno una legge elettorale proporzionale togliendo il premio di maggioranza. Si va alle elezioni e a quel punto…
Arriva la solita scomunica papale e rivince Berlusconi.
Che barba. Che noia. Che barba.
Il consenso è un mestiere difficile
(24 marzo 2010)
E’ per questo che Berlusconi ha bisogno di tanti soldi per mantenerlo. A volte non bastano. Bisogna volar più alto. Sconfiggere il cancro, la mafia. Insomma, sostenere le cure omeopatiche. A volte non basta ancora.
Ieri mi telefona e mi fa: “Maurizio, perché non passi da me con quella tua bella statuetta che avevi l’altro giorno sul comodino?”. Tengo sul comodino una riproduzione della Tour Eiffel: mi piace appenderci l’orologio quando dormo.
“Che vuoi fartene? Puoi comprarti tutti i souvenir che ti pare”, gli rispondo. Ma lui niente, vuole ad ogni costo che ci vediamo. Perché tanta insistenza? E sarà prudente andar da lui con una statuetta? Per farci che, poi? Non capisco.
Così ho deciso. Ci vado. Ma dopo le elezioni. E gli porto una statuetta della Tour Eiffel, ma di marzapane. Io sto più tranquillo. Lui si consola. E male che vada la statuetta me la mangio io: adoro il marzapane!
Il dottor Boscarol vince il primo round della Caverna, concorso satirico del Foglio giudicato da Vincino!
( 2 luglio 2009)
Ok, ho vinto. E’ ufficiale, sono pagato da Berlusconi. L’avevo già anticipato, e qualcuno di voi, scettico, ne aveva dubitato. Ah! Mai sottovalutare il vecchio dottorB!
E così, lemme lemme, il vostro affezionato dottor Boscarol si aggiudica a sorpresa la prima settimana del concorso di vignette satiriche indette nientepopodimeno che da… Il Foglio! Ebbene sì. Sono passato al nemico? Naa. Con Ferrara ci conosciamo da anni, ve l’ho detto.
E comunque sono in buona compagnia: anzitutto quella del grande Vincino, che, giudice benevolo della mia vignetta, bontà sua, rimane uno dei più grandi e lunari commentatori politici italiani, giacché definirlo vignettista è riduttivo, dato che non cerca la battuta, ma la svisata, il commento e lo sberleffo quotidiano su una tale quantità di temi che è più opportuno definirlo commentatore. Drogato di lavoro e non voglio sapere di cos’altro, il nostro Vincino trova dunque il tempo anche per chiamare a raccolta giovani e meno giovani commentatori grafici in erba, sotto l‘ègida del Sovranno Sommo, o forse alle sue spalle. Anche se a questo punto non è chiaro quale ramo della famiglia B. stia pagando. Io comunque sono sempre stato di tendenza Veronica (che è proprietaria di una quota societaria del Foglio, per i pochi di voi che non lo sapessero).
Morale, 300 euro in meno sul conto del gruppo Fininvest e 300 in più sul mio, dicendo quel che penso. Anche Robin Hood ha cominciato così. Ed è più di quanto non vi capiti quotidianamente in ufficio, cocchi. Non l’avevate mai vista così, eh?
Il caso Mills
(28 maggio 2009)
La verità è che Berlusconi non ha mai corrotto Mills. Ha corrotto me. Affinché montassi il caso Mills. A scopi propagandistici, per tornare finalmente a far la parte del “chiagne e fotte” che tanto gli aggrada. Un po’ tortuoso, ve lo concedo, ma lo sapete che il premier non sta bene.
Io, che ho buoni addentellati in Repubblica, ho dato quattro dritte a Giuseppe D’Avanzo, che conosce il cugino del nipote di terzo grado della cameriera della Gandus. Il resto è stato un gioco da ragazzi.
D’altra parte, come pensate si possa vivere facendo il vignettista satirico senza un 600 milioni di euro da parte? Per pagarsi le querele, o meglio, per corrompersi i giudici una volta querelato. Berlusconi in questa storia non vuole entrare. Se si sapesse che paga un disegnatore satirico per sputtanarlo ad arte, la sua immagine, così finemente costruita negli anni, ne risulterebbe irrimediabilmente corrotta. Ops. Volevo dire violata. Ops. Volevo dire minata.
Non dite niente a quelli di Studio Aperto, naturalmente, per i quali non è successo niente. Svegliateli quando il governo è caduto, fra qualche mese. Ditegli che è stato un sogno. Che possono tornare a fare i giornalisti, se mai lo volessero davvero.







