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5 gennaio 2010
di Maurizio Boscarol
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Il tesoretto di Craxi

Craxi mentre mi visita in sogno, qualche notte fa

L’altra sera, mentre sogno di odalische poco vestite che discutono con sincero rispetto della mia erezione notturna, viene a trovarmi un fantasma pelato. Sobbalzo sul letto, tra l’infastidito e l’imbarazzato: “Chi sei? Il fantasma del capodanno passato? Di quello futuro? Il fantasma dei gamberetti che ho mangiato a pranzo?”.
“No”, mi fa, facendo risuonare la “o” come se se l’ammirasse. Poi una pausa severa. “Sono Craxi”.

Ok, grazie per avermi fatto sparire l’erezione. Tant‘è: non si può pretendere molto da un leader socialista. Di grazia che non è sparito altro, nella stanza.

A quel punto faccio un po’ di convenevoli. “E’ un bel po’ che non ci si vede, eh?” dico.

“Da quando mi hai obbligato a restituire i soldi che avevo nella falsa fasciatura del piede”, ricorda puntiglioso. Già: era attorno alla fine del 1999. Lui stava ad Hammamet e io vignettavo per Cuore, tentando faticosamente di risollevare le sorti della disastrata economia italiana con una ricetta semplice: restituire il maltolto degli anni ’80 (debito pubblico schizzato dal 53 al 95%) ai boccaloni che avevano votato il pentapartito. Be’, almeno io ci ho provato.

“Come ti butta” dico io, “è vero che l’inferno non esiste come dicono i Testimoni di Geova? O ha piuttosto ragione Ratzi?”
“Figurati se io posso dar torto a Ratzinger. L’inferno c‘è, eccome. Il problema è che non ci posso spendere tutti i soldi che vorrei. Così guardo gli altri divertirsi e mi intristisco”.
“Solo per i soldi che ti ho ripreso indietro io?”, faccio incredulo.
“No”, dice lui. “quelli erano spiccioli. Il problema è che i soldi veri se li stanno sputtanando tutti i miei eredi sopravvissuti. A questo proposito, volevo appunto chiederti un favore”.
“Se posso” dico io. Precisando subito: “Mi raccomando, niente che vada contro i miei principi morali. Sai che sono duro e puro”.
“Duro? La chiami dura, quella specie di erezione barzotta che avevi quando sono entrato?”
“Ehm… Alle odalische piaceva. Andiamo, dimmi cosa vuoi”.
“Per favore, vai da Brunetta e Sacconi e dì che la piantino di richiamarsi ai socialisti, dato che stanno sfasciando lo stato sociale con le loro politiche dissennate. Con i soldi che ho lasciato nascosti dove sanno loro, dovrebbero poterle risanare davvero, le finanze. E però, se non le risanano, che trovino il modo di ridarmeli, perché piuttosto che ci vadano a puttane preferisco spenderli io nell’aldilà. Cioè nell’aldiqua. Insomma, dove mi trovo adesso. Che sennò, senza grana qui è un inferno”.

Non faceva una piega. Anzi, una sì.
“Scusa, ma perché Renato e Maurizio dovrebbero ascoltarmi? Sai che sono peggio di quello là, il tuo amico vittima del clima d’odio”.
“Non parlarmi di quello. Con tutti i favori che gli ho fatto – praticamente l’ho allevato – almeno una visitina con Anja Pieroni poteva farmela, prima del 2000”.
“Vabbe, ma perché io? Vai tu, di notte, da loro. Parlaci. Eri il loro capo, no?”
“Da vivo. Ma da morto ho paura”.
“Paura? Tu? Grande, grosso e gassoso?”
“Non sono gassoso, sono ectoplasmatico”
“Sì, ma un ectoplasma grande e grosso. Li spaventeresti a morte, quei due nanerottoli. E non sembri un giudizio fisico, il mio: non mi permetterei di deridere qualcuno per la sua statura fisica”.
“Ça va sans dir”, mi confortò Bettino, consapevole della statura morale dei due. “Il problema è che hanno una speciale dote: riescono a impadronirsi dei loro fantasmi e a succhiar loro l’energia. Lo fanno con il fantasma del PSI, temo lo facciano anche con me”.
“Oh, l’ultimo PSI, quello che hai lasciato, non è poi granché come fantasma. Le tangenti grazie a voi erano passate dall’8% , come in tutta Europa, al 12%… dico, un limite potevi dartelo!”
“Facile giudicare. Ma tu lo sai a quanto stanno, oggi, le tangenti?”
“Mi dispiace, non pratico. Vivo di rendita dei soldi che ti ho preso quella volta”.
“Buon per te, almeno sono servito a qualcosa. Be’, sono al 15%!! Ti rendi conto? Le hanno alzate, e nessuno dice niente. La politica ha superato persino me stesso!”
“Forse nessuno dice niente per via di quel tuo amico al governo… che gli darebbe subito del comunista.”
“Comunisti, sì: tutta colpa loro. Io ero costretto alle tangenti perché quelli avevano i rubli! I rubli, capisci? Da un regime violento e corrotto come quello sovietico! Io ho rotto con l’URSS! Anzi, non ci ho mai avuto a che fare”
“Ci credo, eri più uno da climi caldi. Però hai dovuto ricreare un regime corrotto anche qui. Bel risultato, eh? Comunque i rubli ad un certo punto non arrivavano più, al PCI. Sono stati più furbi: tra cooperative e militanti sono riusciti a finanziarsi in maniera legale o almeno a nascondere bene le prove. Non potevi farlo anche tu? Non potevate mettervi a fare un serio discorso sui costi della politica?”
“L’ho fatto!”, protestò lui.
Difesa prevedibile. “Sì, l’hai fatto in parlamento, nel ’93. Ma non era serio: facile quando ti beccano con le mani nel sacco. Ci voleva il coraggio di farlo prima, non dopo. E comunque, occorreva rubare così tanto? Farlo passare quasi per una cosa ovvia, normale. Il risultato è che oggi non si scandalizza più nessuno.”

Ero in furore agonistico. Tentò di interrompermi, ma era debole di riflessi. Quindi ripresi di botto, anticipando la sua obiezione.
“Certo, certo, i politici rubavano anche in Francia, in Germania… Ma là, quando li beccano, si scusano e se ne vanno. Persino Kohl! Dico, Kohl, non te, Bettino. Quello che ha fatto la riunificazione tedesca, un eroe nazionale: ha ammesso, s‘è scusato – non giustificato – e se n‘è andato!”
“Io mi scuserò (nel sonno, a Borrelli) solo quando si scuseranno anche D’Alema, Occhetto e Veltroni.”
“See, stiamo freschi. Quelli stanno ancora lì a giocare a risiko da soli, mentre qui tutto frana. Che ci vuoi cavare, da quelli. Lasciamo perdere che facciamo prima. Torniamo alla tua richiesta: ok, proverò a parlarci, ai due nani, ma non prometto niente”
“Se sei riuscito a convincere me a restituire parte del malloppo, puoi farcela anche con loro. Ti lascio il numero del mio conto corrente attuale.”
“Avete un conto corrente all’inferno???”
“Sì, e a condizioni particolarmente vantaggiose. Ne ha uno (segreto) anche Tanzi, per portarsi avanti. Costa un po’ caro il bonifico dall’aldiqua, ma ne vale la pena”.

A quel punto Craxi mi detta mentalmente un numero lunghissimo e pieno di 6 capovolti. Ora ce l’ho scolpito in memoria. Uno dei trucchetti che i trapassati sanno fare. Certo, poteva starci un po’ attento: le cifre colano sangue sui miei ricordi d’asilo (non riesco più a vedere la faccia della bambina che mi passava la merendina di nascosto). Alla fine io gli ho detto di sì, ci siamo salutati, baci e abbracci, e tutte quelle cose lì. Un attimo prima di andare si volta e mi fa: “Ah, e ancora una cosa. Quella faccenda della via intitolata a me a Milano: dì che se ne stiano calmini e che non osino continuare. Sennò a forza di sfruttare il mio nome prima o poi gli compaio nel sonno, alla Moratti”.
“Perché, non ti farebbe piacere avere una via a tuo nome? Tanto secondo me persino D’Alema e Veltroni sarebbero d’accordo.”
“E’ che non viene bene. Te la immagini? ‘Via Craxi’! Scritto in grande così, nei secoli. Sembrerebbe un’esortazione. Via, di nuovo, in eterno… Che beffa!”

Non aveva tutti i torti: sarebbe una specie di contrappasso. “Non ci avevo pensato. Un caso di eterogenesi dei fini, suppongo”.
“Vedo che stai iniziando a imparare qualcosa di politica, standomi vicino”
“Sì, e stavo proprio pensando di portare le tangenti al 17% entro il 2011”.
“Ah ah, molto divertente. Vabbe’, ci si vede”.
“Spero di no”, rispondo, mentre sparisce.

Ora ho solo due missioni nella vita. Convincere Brunetta e Sacconi a bonificare vivi su morto al più presto il tesoretto dell’ex PSI. E subito dopo trovare un bravo hacker per penetrare nel conto di cui solo io conosco il numero.