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16 aprile 2010
di Maurizio Boscarol
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La sorte di Ivan Il'ic

Se nella nostra Italia professori di lettere e umanisti in genere sono trattati come pezze da piedi, nei mitici USA non sono messi meglio. Qui c‘è un ex professore universitario che racconta che:

  1. La carriera post laurea è lunghissima (più o meno come da noi)
  2. che alla fine, anche se si riesce a trovar un posto (all’università: figurarsi negli altri settori) il salario d’ingresso è più basso di quello che un laureato in economia o a una business school prende appena laureato
  3. che persino un farmacista neolaureato prende più di un professore universitario di lettere al momento della pensione
  4. che non hanno abbastanza soldi per comprare casa in un posto decente, e devono accontentarsi di sobborghi pericolosi, e che per dissimulare dicono “che a loro piace stare fra la gente povera”
  5. che nessuno li invita ai club locali, perché si capisce che non se li possono permettere
  6. che nessuno prende sul serio il lavoro dell’intellettuale, considerandoli dei perdigiorno, e che se dicono che scrivono libri si chiedono se saranno abbastanza buoni da interessare Ophra (e se è un editore universitario, chiedono: “ma guadagnerai abbastanza”?)
  7. che non hanno abbastanza soldi per mandare i figli alle scuole private, accontentandosi di consegnarli ad insegnanti la cui vera missione sarebbe stata fare il commesso da Wal Mart
  8. che sono tutti convinti di essere dei geni della politica, anche se ben pochi intellettuali hanno mai avuto successo in politica… e comunque la maggior parte non arriva nemmeno a provarci
  9. che gli studenti cui tali professori parlano sono interessati solo al rap, allo sport e a portarsi a letto una ragazza appena decente, o almeno consenziente, quella sera, vanificando tutte le migliori intenzioni di elevamento culturale.

Il quadretto di una società dove vige il disprezzo verso le professioni umanistiche ed intellettuali in genere, sfavorite economicamente, in favore di quelle economicamente prestigiose, le uniche a garantire un certo status. E vi è un antielitismo diffuso.

Ecco: questo tanto per ricordarci degli obiettivi, e per esortare il nostro governo a colmare il piccolo gap. Forza, ce la possiamo fare.